Riotta e Revelli: politica e digitale al Salone del Libro di Torino

Torino. La quarta giornata al Salone Internazionale del Libro di Torino è stata dedicata in parte al tema politico.

Marco Revelli: Finale di Partito

Marco Revelli presenta "Finale di Partito" - SalTo13Alle 10:30 il politologo Marco Revelli ha presentato il suo nuovo libro “Finale di partito“, insieme con il giornalista Bruno Manfellotto. Il giornalista ha cominciato il suo intervento chiarendo il significato del titolo: non significa fine, ma la parte finale di un sistema che ci porterà a un qualcosa che si comincia a intravedere alla fine del libro. “Serve un altro libro, un secondo tempo”, ha dichiarato Manfellotto. Il titolo non ha nulla a che vedere con il linguaggio calcistico, ma deriva dall’opera “Finale di partita” di Samuel Beckett. Ha spiegato che è importante leggerlo, perché è un’analisi tempestiva che affronta la trasformazione della forma partito tradizionale.

Fin dalla copertina è presente un’intuizione inedita che associa la crisi dei partiti alla crisi dell’industria: “Come l’impresa ha trasformato la sua struttura dopo la crisi del fordismo, così i partiti stanno cambiando natura dentro una clamorosa crisi di fiducia. E talvolta finiscono.” Il rapporto dei cittadini con la politica è cambiato: si vota la persona, mentre prima si votava il programma. Questo nuovo modo di scegliere il candidato rende determinante il ruolo dei media. Sulla sfiducia dei cittadini nei confronti dei politici, Manfellotto ha fatto notare i tre punti che hanno pesato di più: il primo è che sono peggiori i leader, c’è una peggiocrazia; il secondo è la globalizzazione, che ha portato la finanza ad avere un peso maggiore della politica; il terzo è la frammentazione degli interessi di categoria e persona. “La politica è passata da rappresentanza a rappresentazione”. Il popolo non si riconosce più nei politici i suoi rappresentanti, perché si comportano in modo diverso da noi, godono di privilegi. “Questo iato sfocia in rabbia e invidia sociale o in populismi“.

Manfellotto ha poi affrontato la questione del web: “Il professor Revelli nel suo libro cita Roberto Michels, secondo cui la democrazia è impossibile, perché richiede organizzazione, delega il potere a pochi, un’oligarchia, quindi è impossibile. La Rete ha cercato di rovesciare questo aspetto. Quando poi la Rete diventa rappresentanza politica parlamentare, gli ordini li danno Grillo e Casaleggio, sempre un’oligarchia.”

Marco Revelli ha fatto notare che la situazione critica poteva essere già intuita tra novembre e dicembre 2012, quando il fallimento del centro destra ha portato al fallimento del Paese e il Parlamento non ha saputo trovare soluzioni, facendo intervenire il Presidente della Repubblica. Un primo motivo che può spiegare la sfiducia nei politici è che sono peggiori di quelli della cosiddetta “prima Repubblica”: la “cachistocrazia“. Un altro è la sottomissione al capitalismo finanziario: la politica deve riprendere ad esistere come arte della sovranità, ha specificato Revelli. Per riorganizzare la democrazia, il primo passo è avere umiltà, ha affermato Revelli.

Nella seconda parte dell’incontro, si è parlato del tradizionale bipolarismo tra destra e sinistra e della struttura dei partiti che rappresentano le due parti. Si è poi affrontato il tema del populismo e del Movimento 5 Stelle, di cui Revelli ha analizzato aspetti positivi e negativi. La discussione si è conclusa affrontando il tema del nuovo governo “di larghe intese”. “Si ha la sensazione di muoversi nel vuoto”, ha dichiarato il politologo, “non bisogna farsi affascinare o paralizzare dall’horror vacui“. Revelli ha specificato che la situazione attuale è davvero anomala, che potrebbe giustificarsi solo dopo una catastrofe post-bellica, come l’esperienza weimeriana. “Se si sarà capaci di recuperare la saggezza, forse la nostra situazione potrebbe cambiare. Altrimenti saremo destinati a una lunga agonia”.

Gianni Riotta: “Il Web ci rende liberi?”

Il tema politico ha continuato ad essere presente anche nell’incontro con Gianni Riotta per la presentazione del suo nuovo libro “Il Web ci rende liberi?“, insieme con Mario Calabresi. Riotta ha spiegato che il libro è uscito in ritardo, ma nel momento perfetto, ossia quando in Italia è scoppiato il problema politico del web. “Il web è diventato il nostro specchio. È la metafora della piazza di paese: se tutti girano con un coltello in tasca, c’è violenza, se invece hanno una chitarra, diventa un luogo d’ascolto”. Riotta ha fatto notare che molti degli argomenti con cui si loda o si critica il web sono ricorrenti ogni volta che c’è un’innovazione tecnologica: le reazioni sono state le stesse davanti alla scrittura, alla stampa, alla radio e alla televisione.

Mario Calabresi, direttore de La Stampa - SalTo13Calabresi ha posto lo stesso problema sollevato da Umberto Eco: se prima non si hanno le chiavi di lettura adatte, “come si fa ad orientarsi in questo grande mare che mette tutto sullo stesso piano”? Riotta sottolinea il ruolo dell’educazione digitale, compito non solo delle famiglie, ma soprattutto delle scuole. Proprio come si entra in una biblioteca nazionale, senza un’adeguata educazione non si può chiedere a un ragazzo di fare una ricerca, perché ci sono troppi volumi. Inoltre Google, il motore di ricerca per antonomasia, non produce risultati casuali, ma vengono proposte in base alle ricerche eseguite precedentemente. “Google”, ha detto Riotta, “manda ognuno di noi sempre più a rinchiudersi con se stessi”.

Calabresi ha sottolineato che bisogna usare internet consapevoli della ricchezza che vi si può trovare, ma “avendo coscienza critica”. Un altro fenomeno che si verifica, hanno affermato i due giornalisti, è la delegittimazione della professionalità, una crisi dell’autorità. Ecco che la parola di un esperto e di un giovane blogger finiscono per eguagliarsi.

Dopo aver analizzato l’importanza della presenza sui social network dei giornalisti, e non solo, come momento di confronto e discussione, si è parlato di privacy. Riotta confuta la sua Tesi Universitaria su “Computer e Privacy”, in cui pensava che la Rete sarebbe stata invasa da corporation e da istituzioni, che avrebbero sottratto la privacy agli utenti. Oggi, invece, è successo il contrario: i cittadini hanno messo la propria vita online. Riotta ha spiegato che il suo libro insegna che quando usiamo servizi gratuiti come i social networknon siamo clientima la merce, che i provider di questi servizi vendono ai pubblicitari. “È questo lo scambio”, ha affermato Riotta. Consiglio la lettura del libro per approfondire questi ed altri argomenti, perciò non anticipo altro.

Domani si concluderà la programmazione della 26^ edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, tra grandi ospiti, incontri, conferenze e tante attività didattiche e ricreative.

Scritto per: Trend&Moda

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